Prima di cliccare su “Chiama” o “Vai al sito”, quasi chiunque va a cercare cosa dicono gli altri di te. E quello che trovano conta quasi quanto l’annuncio.
Ieri mattina abbiamo incontrato un’azienda di Lugano che ci ha mostrato i risultati delle sue campagne Google Ads degli ultimi tre mesi. Molti click, pochissimi contatti. Abbiamo chiesto di vedere la loro pagina Instagram: l’ultimo post era di novembre. Facebook: account aperto nel 2018, poi silenzio.
Il problema non era l’annuncio. Non era nemmeno il sito, che tutto sommato funzionava. Il problema era quello che succedeva tra il click e la telefonata.
Il comportamento reale di chi vede un annuncio
Quando qualcuno vede il tuo annuncio su Google, la prima cosa che fa spesso non è cliccarci sopra. Lo legge, ci pensa, e poi fa una ricerca sul nome della tua azienda per vedere chi sei. Cerca la tua pagina Instagram, il tuo Facebook, le recensioni su Google Maps. Si fa un’idea.
Se trova un profilo social aggiornato, con foto recenti, risposte ai commenti, qualche contenuto che mostra come lavori, si fida di più. Se trova un profilo vuoto o fermo da un anno, ha qualche dubbio in più. Capita a tutti noi quando dobbiamo scegliere tra fornitori che non conosciamo.
Questo comportamento si chiama ricerca multicanale, e succede su tutte le fasce d’età e in tutti i settori. Anche i clienti più tradizionali, quelli che magari non postano mai nulla sui social, li usano per controllare.
Il social media come riprova sociale
Non serve avere diecimila follower. Serve dare l’impressione di un’azienda viva, presente, che risponde. Tre o quattro post al mese su Instagram o Facebook, con foto reali del lavoro, del team, dei risultati, bastano a fare la differenza tra “questo sembra affidabile” e “non so nulla di questi”.
Le recensioni su Google My Business entrano nello stesso ragionamento. Un’azienda con venti recensioni recenti e positive converte molto meglio di una con un profilo vuoto, anche se entrambe spendono lo stesso budget in pubblicità.
Tutto questo non sostituisce un buon annuncio o un buon sito. Ma lo completa. E senza questa parte, la pubblicità lavora a metà.
Il costo dell’incoerenza digitale
Spendiamo cento franchi al giorno in Google Ads per portare persone sul nostro sito, ma non aggiorniamo i social da sei mesi. È un’incoerenza che costa. Non si vede chiaramente sulla fattura, ma si vede nel tasso di conversione: quante persone che arrivano sul sito fanno davvero qualcosa.
Un’azienda ticinese con cui lavoriamo ha aumentato le conversioni del 35% in quattro mesi semplicemente iniziando a pubblicare con regolarità sui social, senza aumentare il budget pubblicitario. Le campagne erano le stesse. Il sito era lo stesso. Era cambiata solo la percezione esterna dell’azienda.
Come si risolve senza diventare un’agenzia social
La risposta non è assumere qualcuno a tempo pieno per gestire i social. Per la maggior parte delle PMI ticinesi, la soluzione è un sistema che richiede il minimo tempo possibile ma produce risultati regolari.
Con Social Business, il servizio di gestione social di Wuesse.com, le aziende ticinesi possono mantenere una presenza attiva su Instagram e Facebook senza dedicarci ore ogni settimana. Il sito produce contenuti che vanno automaticamente sui social, con supervisione umana per i contenuti strategici.
Il punto non è essere ovunque. È essere abbastanza presenti da non perdere clienti già convinti a metà che poi non trovano nulla che li rassicuri.
Nel prossimo articolo vediamo come valutare concretamente se la tua azienda è pronta per fare pubblicità, con cinque domande pratiche che rispondono da sole.


