Abbiamo incontrato aziende ticinesi che spendevano mille franchi al mese in Google Ads e non aggiornavano Instagram da otto mesi. Il collegamento tra queste due cose non era mai stato fatto.
Ci sono combinazioni che sembrano normali finché non le vedi scritte. Fare pubblicità a pagamento su Google mentre i tuoi profili social sono fermi da mesi è una di quelle.
Non è un errore morale, non è stupidità. È solo che Google Ads e la gestione dei social vengono percepiti come due cose separate, gestite da persone diverse o da agenzie diverse, ognuna nel suo compartimento. Il problema è che i clienti non vivono in compartimenti stagni.
Il percorso reale di chi vede il tuo annuncio
Qualcuno cerca “idraulico a Locarno” su Google. Vede il tuo annuncio in cima. Prima di chiamarti, cerca il tuo nome. Trova il tuo sito (bene), poi cerca su Instagram il nome della tua azienda (trova l’account, ma l’ultimo post è di aprile 2024), poi guarda le recensioni su Google Maps (cinque recensioni di quattro anni fa).
Non c’è nulla di sbagliato nella tua azienda. Probabilmente lavori bene, i tuoi clienti sono soddisfatti. Ma l’impressione digitale che lasci in questi trenta secondi di ricerca è quella di qualcuno che ha smesso di curare la propria presenza online. E nel dubbio, quella persona chiama qualcun altro.
Tu hai pagato il click. Non hai ottenuto il cliente.
Perché i social fermi fanno così tanto danno alla pubblicità
I social media non servono solo a farsi seguire o a costruire un pubblico. Servono anche a esistere nella testa delle persone come qualcosa di attivo, presente, reale. Un’azienda con post regolari comunica che è aperta, che lavora, che c’è qualcuno a rispondere.
Un profilo fermo comunica l’opposto, anche se non è vero. La percezione online è tutto, e la percezione non si difende con le intenzioni.
C’è anche un aspetto di costo opportunità. Ogni franco speso in pubblicità porta una persona a vedere il tuo annuncio. Se quella persona poi non trova nulla che la rassicuri, quel franco è andato. Non parzialmente: completamente. Aveva tutte le intenzioni di contattarti, ma l’impressione che ha ricevuto l’ha fermata.
Non serve essere presenti ovunque
La buona notizia è che non serve fare social media come un’agenzia di comunicazione. Per la maggior parte delle PMI ticinesi bastano due o tre canali gestiti con costanza, con contenuti semplici e autentici: lavori recenti, notizie brevi, qualche momento dal dietro le quinte.
La frequenza conta più della perfezione. Tre post al mese su Facebook o Instagram, aggiornati, rispondenti ai commenti, con qualche foto reale del lavoro, sono infinitamente più efficaci di una campagna curatissima pubblicata ogni sei mesi.
Con Social Business di Wuesse.com, le PMI ticinesi possono mantenere questa presenza senza dedicarci ore ogni settimana. Il sistema funziona così: quello che succede sul sito, dal blog agli aggiornamenti, viene redistribuito automaticamente sui social. Il lavoro si fa una volta sola, la presenza si mantiene su più canali.
Pubblicità e social: due ingranaggi dello stesso sistema
La pubblicità porta le persone a fare una ricerca. I social media e il sito convincono quelle persone che sei la scelta giusta. I due strumenti non funzionano bene separatamente. Funzionano quando sono parte dello stesso sistema.
Se stai investendo in Google Ads o stai pensando di farlo, vale la pena prima verificare che quello che le persone trovano dopo il click, e dopo la ricerca sul tuo nome, sia all’altezza dell’annuncio che hai pagato.
Puoi iniziare da qui: pubblicità online e gestione social per aziende ticinesi.


